UNA GIORNATA AL MAU

A circa dieci minuti dalla fermata metropolitana Bernini, è possibile visitare uno degli angoli più caratteristici di Torino: Borgo Campidoglio, vecchio quartiere operaio, ora per lo più residenziale e sede del MAU – Museo di Arte Urbana, i cui murales, opera dell’estro artistico di numerosi writers, ne mettono in risalto la vivace vena artistica e culturale.
Simbolo di questa palpitante tensione creativa è il murale omonimo Campidoglius, situato in piazza Moncenisio: un’opera d’ispirazione surrealista che anticipa la tendenza al sogno e alla forte carica comunicativa dei murales delle vie circostanti.
Percorrendo infatti via Locana, a pochi passi dalla piazza, si possono osservare le variazioni sul tema del cielo di Antonio Carena ( via Locana 14 e 29), le Rose di febbraio di Ferruccio D’Angelo (via Locana 16) e, sospeso sulla tela bianca della facciata di un palazzetto a due piani, il Bacio di Andrea Massaioli (via Locana 17).
Spostandoci in via Fiano, Pasquale Filannino rievoca con nostalgia l’imponente veduta delle Alpi (via Fiano 13), mentre Sarah Bowyer, con il murale City Feeder (via Fiano 23), invita l’osservatore a riflettere sul ruolo portante della donna nelle società umane. In Passaggi (via Fiano 22), invece, Raffaella Brusaglino rappresenta, entro una cornice onirica, frammenti di vita quotidiana di uomini, donne e bambini che animano le vie del borgo.
In via Rocciamelone poi, Mono Carrasco nel murale Un altro mondo è possibile (via Rocciamelone 9), raffigura, su uno sfondo di palpitanti colori puri, una sagoma bianca che tiene per mano una figura di colore: tentativo dell’artista di immaginare un mondo nuovo dove è possibile creare solidi ponti tra culture differenti. Poco più avanti, ne Il contorsionista (via Rocciamelone 15) Vicktorija Boguslavska e Antonio Filippini esaltano la plasticità del corpo atletico in occasione dell’istituzione della Settimana Europea dello Sport del 2015; nelle immediate vicinanze si trova poi il murale Soglie (via Rocciamelone 15) di Andrea Chidichimo.
Percorrendo poi la parallela via Musinè si possono ammirare le figure ieratiche de Il cappellaio e Apnea (via Musinè 17; 23) di Angelo Barile, seguite dalle suggestioni oniriche di una serie di quadretti, opera di rancesco Di LerniaF (via Musinè 19); per proseguire infine in via San Rocchetto, dove si possono incontrare Freedom (via San Rocchetto, angolo via Balme) di Monica Garzoni, una satira graffiante contro il consumismo e la società dell’immagine, e, accanto, le sperimentazioni di ispirazione futurista sulle geometrie pure (opera anonima, via San Rocchetto 34) di Stefano Martino.
Muovendosi quindi verso il limite del reticolo viario del Borgo, in via Netro, alla destra della chiesa di Sant'Alfonso de’ Liguori, un murale rappresenta quasi come in un collage un bambino che indica sorpreso la rinascita del sole (opera anonima, via Netro 2) e nello spazio residuo della parete di una palazzina retrostante alla chiesa si scorge la Madonna di Kobane (via Netro 3), opera di denuncia contro la violenza di genere, realizzata da Diego Testolin.
Il percorso si conclude quindi in via Nicola Fabrizi, dove si concentrano alcuni dei murales più vivaci dell’intero complesso del MAU: in Assenza (via Nicola Fabrizi 21), Francesco Nigro e Vito Natolio affrontano il tema della memoria e della nostalgia evocato dallo sguardo malinconico del soggetto, incorniciato da campiture di colore brillante. Più avanti, su una parete d’angolo di un condominio, spiccano le tinte nitide e squillanti di Geometrie Floreali (via Nicola Fabrizi 23), opera della Wasp Crew a cui segue un murale di Amar Ben Belgacem, che attraverso accostamenti di macchie di colore puro e motivi vegetali stilizzati riesce a creare la quinta di scena simbolica della via (via Nicola Fabrizi 30).
Questo breve itinerario tra i murales di Borgo Campidoglio giunge così al termine e, proprio per via della sua brevità, invita a scoprire personalmente la dinamicità culturale del luogo e le opere d’arte che la alimentano.
LUCAS A.LONGU